Meditazione

Sull’Intuizione

di Hugh Milne

Lo scopo della meditazione non è quello di entrare in una realtà esaltata di equanimità, lo scopo della meditazione è di vedere le cose chiaramente. Vedere le cose come sono realmente e percepire la modifica nello Shen.

All’inizio di ogni sessione, offriamo in dono la nostra calma e la nostra attenzione.

Il fondamento di questa abilità è il radicarmi a terra e la connessione al mio Essere, spesso accompagnato da una grande calma fisica. Così questi cinque canali – orecchio, occhio, cuore, mani, empatia – paragonabili ad un sensibile barometro, permettono di intuire e percepire le preoccupazioni dell’altro, di cosa abbia bisogno, di come posso aiutarlo, e quale sia il nostro rapporto sacro .

Chiedo a me stesso di aprirmi e sentire l’altro, al mio orecchio interno di aprirsi e ascoltare, al mio cuore porto il mio cuore celeste, alle mie ali del cuore (le mie mani) chiedo di diventare morbide, calde e disponibili.

Il modo più semplice possibile per accedere alla nostra intuizione è di bere abbastanza acqua, di essere sufficientemente idratati. Nessuna singola cosa sembra essere tanto utile all’apertura dei nostri cinque canali di percezione (l’orecchio, l’occhio, l’empatia, le mani ed il cuore.) come l’acqua.

Pertanto bevo abbastanza acqua, imposto la mia intenzione, l’intenzione del grande segreto sciamanico di guarigione. Chiedo ai miei cinque canali di percezione di divenire presenti ed aperti. Forse muovo la mia parte femminile, la danza, oppure entro in uno stato di calma. Trovo il mio posto tra il discorso e la presenza dove le informazioni cominciano a fluire.

L’insegnante di meditazione Sylvia Bornstein annota: “Il punto principale della nostra pratica di meditazione consiste nell’avere una testa libera ed un cuore aperto, c’è del lavoro da fare e così eseguiamo il lavoro, il punto non è di meditare, il punto è di vedere chiaramente”.

Pertanto stiamo imparando a conoscere quale fonte dell’intuizione il nostro cuore. Per fare ciò dobbiamo procedere con disciplina e fare un’offerta a quella disciplina, dobbiamo osservare l’attenzione, la danza e la calma, l’acqua e l’intenzione.

Il guaritore diviene l’osservatore, guarda il cliente che in realtà è il guaritore, è un risveglio per entrambi. Nel luogo dove non c’è mente, ma un cuore centrato, specialissimo colmo d’amore, il terapista tiene lo spazio per il guaritore che è il cliente, essi vi si addentrano e quando arriva il momento dispongono le mani a contatto dei corpi consapevoli, che non toccano soltanto il corpo ma che toccano lo stesso spazio incondizionato, all’interno del quale tutti gli altri sono. Le ossa ed i muscoli possono cominciare a raccontare la loro storia, nello spazio di puro silenzio e consapevolezza la storia può essere ascoltata in modo diverso ed essere realmente accolta con silente amore. Allora ciò che era bloccato nel corpo può cominciare a respirare e non ha più bisogno di stare nascosto nell’inconscio, ora ha un suo posto e qualcosa lo accoglie, viene realmente accolto, ed allora è quasi come se non fosse mai esistito.

Ancoratevi con la vostra disciplina, il vostro silenzio, per quanto sia possibile con una quotidiana pratica di meditazione, praticate la vostra disciplina di non toccare sino a che non sarete giunti alla marea fluida e di non prendere parte alla danza con il canto delle strutture sino a che entrambi voi ed il cliente non sarete nella marea fluida.

Le nostre mani registrano il venticello e le onde, con l’uso delle nostre mani aumenta la nostra accuratezza e si assesta. Ponete le vostre mani sulla testa del paziente ed attendete, aspettate che la testa vi dica che cosa dovete fare. Se la testa vi dice di non fare nulla non fate niente. Non trattate più la testa, altrimenti potreste causare un disastro.

L’assenza di parole è la sacra energia dello sciamano, lo sciamano cerca il vuoto in modo da potervi ricavare la conoscenza e fresca energia. Il massimo vuoto, rappresenta il maggior potere curativo dello sciamano. In principio ognuno di noi possiede quest’abilità, ma abbiamo la pazienza di sederci fermi? E la disciplina di aspettare istruzioni? Di attendere sino a che sopraggiunga la marea fluida per permettere l’espansione nella marea lunga?


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