Trattare il trauma da cesareo durante l’infanzia e la fanciullezza

tratto da: http://www.cesareanvoices.com/emerson.html

Trattare il trauma da cesareo durante l’infanzia e la fanciullezza

Da William Emerson, PhD
Pubblicato nel Journal of Prenatal and Perinatal Psychology and Health, Vol. 15, # 3, primavera 2001

(Nota: sono cesarei in travaglio, non cesarei programmati prima dell’inizio del travaglio, che sono principalmente discussi in questo articolo. I cesarei senza inizio di travaglio hanno meno il senso di un viaggio nel canale di nascita incompleto, in quanto non l’hanno neanche avviato!)

ABSTRACT:
Venti anni di osservazione clinica e comportamentale indicano che le nascite cesareane causano notevoli traumi ai bambini. Gli effetti fisici e psicologici sono sottili e potenti, che si verificano a livello inconscio della psiche infantile. Gli impatti negativi includono il piangere eccessivo, le difficoltà di alimentazione, le difficoltà del sonno, la colica e la difesa tattile. Si possono anche avere effetti psicologici a lungo termine quali complessi inerenti il soccorso, complessi di inferiorità, scarsa autostima e altri comportamenti e sensazioni disfunzionali. Questo articolo descrive i metodi di trattamento di Emerson per una bambina che verrà indicata da una delle sue iniziali, M. È stata trattata durante l’infanzia e la fanciullezza ed è tra i 155 neonati trattati per il trauma da parto e sistematicamente seguiti nell’infanzia. Sono inoltre descritti i risultati immediati e di lunga portata dei trattamenti di M.

Introduzione
Il caso di M è stato selezionato per questo articolo perché le procedure di trattamento sono rappresentative di quelle comunemente utilizzate e i suoi risultati sono anche tipici. È stata valutata per il trauma della nascita durante l’infanzia, utilizzando osservazioni comportamentali e sintomatiche. Una volta rilevato il trauma, è stata trattata con un massaggio simulante la nascita, un processo gentile e adatto al bambino che aiuta i neonati a connettersi con i ricordi della nascita. Il massaggio che simula la nascita è un processo piacevole e rilassante per i bambini senza traumi da parto e un processo piacevole ma dolcemente attivante per i bambini con traumi da parto (il processo di massaggio è quindi diagnostico dei traumi della nascita). Durante i suoi massaggi di simulazione della nascita, M è stata continuamente monitorata sui segnali di resistenza o di rifiuto, e sono state continuamente offerte altre scelte, come l’alimentazione al seno o al biberon, cullandola, guardando cose interessanti, giocando con i sonagli ed esplorando oggetti interessanti. Più tardi come infante e bambina, è stata rivalutata per eventuali traumi da nascita rimanenti e trattata con una serie di giochi sulla nascita.

I giochi sulla nascita sono creati in combinazione con i bambini traumatizzati e i loro genitori, sono progettati per soddisfare le esigenze di sviluppo dei bambini e sono condotti in modi che fanno sentire ai bambini sicuri (la sicurezza promuove la profondità dell’esplorazione). I giochi sono progettati per essere divertenti, per permettere l’esplorazione e per promuovere la scoperta di sé. Sono anche progettati per portare i bambini ai limiti dei loro ricordi di nascita e fornire loro opzioni per accettare o rifiutare queste memorie in qualsiasi momento. Ai bambini vengono continuamente offerte altre scelte, come giocare con i vassoi di sabbia, disegnare immagini, fare figure di argilla, lavorare con la casa delle bambole o intraprendere attività giocose. I giochi sulla nascita più comuni sono i seguenti:

1) I genitori massaggiano delicatamente le teste e le spalle dei loro figli, in modi che simulano il passaggio della nascita, attivando così i ricordi e le sensazioni della nascita. I bambini senza traumi sentono l’esperienza del massaggio come rilassante e piacevole, mentre i bambini con traumi da nascita tendono a giocare con le mani che li massaggiano (cioè sfilare, sfuggire, evitare, spingere, tirare, staccare, schiaffeggiare), accedendo a sensazioni e ricordi della nascita irrisolti durante il processo;
2) I genitori formano degli scivoli appoggiando le gambe su poggiapiedi e incoraggiano i loro figli a scivolare mentre una leggera pressione (come una piuma) viene applicata ai lati della testa per simulare il passaggio della nascita;
3) I genitori si inginocchiano fianco a fianco, sulle mani e sulle ginocchia, con le schiene inarcate verso il soffitto, permettendo ai loro figli di scansarsi di propria volontà attraverso i tunnel risultanti;
4) I genitori siedono a faccia a faccia sul pavimento con le gambe e le braccia leggermente intrecciate. I bambini si arrampicano e si allontanano dallo spazio risultante, mentre i genitori offrono una leggera resistenza ai desideri dei loro figli.

Questi e altri giochi simili sono molto efficaci e quando vengono usati, è comune che i bambini inizino a ricordare sensazioni ed emozioni associate alle loro nascite. A volte le sensazioni sono sproporzionate nella simulazione, che è sempre gentile. Ad esempio, i bambini che sono nati con il forcipe possono segnalare “pressioni dolorose e bloccanti” sulle loro teste durante i giochi della nascita, anche se vengono utilizzate solo dolci pressioni, come una piuma. Possono anche non riuscire a contestualizzare o interpretare le sensazioni di pressione-bloccante nei parti assistiti da strumenti. In entrambi i casi, le procedure di trattamento vengono modificate per diminuire il grado di pressione e per fornire la contestualizzazione. I rilasci emozionali gentili, combinati con il successo del gioco, sono considerati aspetti importanti del processo di trattamento. Così il controllo è incentrato sul bambino. I bambini sono sempre “responsabili” durante i giochi sulla nascita e i giochi vengono fermati o modificati seguendo i loro desideri, nel momento in cui vengono notati segni sottili o aperti di resistenza o di rifiuto.

Ad M è stata offerta una varietà di giochi da fare e di solito ha scelto i giochi di gallerie, andando sotto il corpo arcuato del suo genitore (come sopra descritto) o attraverso gallerie di sedie e divani disposti in righe. Ha sempre scelto giochi di galleria, ma era anche ambivalente nei loro confronti. Lei andava costantemente attorno, sopra, o parzialmente attraverso i tunnel con esitazione e ansia (i bambini che non sono traumatizzati non hanno difficoltà simili). Infine strisciò completamente attraverso un tunnel, ma le ci vollero otto sessioni prima di farlo.

I neonati nati con cesareo hanno bisogno dell’esperienza di strisciare attraverso i tunnel della nascita perché i loro sforzi durante la nascita sono stati frustrati e/o falliti. Successo o fallimento alla nascita sottolineano importanti atteggiamenti di vita in seguito. Il successo genera l’atteggiamento di successo e il fallimento l’atteggiamento del fallimento. In uno studio, i bambini nati con cesareo sono stati trovati ad usare le parole “non posso” quattro volte più frequentemente nel loro linguaggio quotidiano rispetto ai bambini nati con parti vaginali (Emerson, 1993), con conseguente minor fiducia e minore autostima. La guarigione di M ha richiesto di riconoscere e sostenere i suoi sforzi per attraversare con successo il tunnel della nascita, di comprendere ed empatizzare con la sua riluttanza e con le sue paure, di contestualizzarne l’origine nel processo di nascita.

Il cesareo di M è stato d’urgenza. I cesarei non pianificati sono di solito più traumatizzanti rispetto a quelli pianificati perché si verificano quando la nascita si discosta dalla norma e ci sono complicazioni significative. Il parto era estremamente stressante e difficile per la madre di M. E’ stata in ospedale tre giorni. Durante le prime 19 ore di travaglio, non si dilatava completamente e percepiva un dolore estremo, il che l’ha resa ansiosa e spaventata. Dopo molte altre ore di travaglio straziante, è stata somministrata un’epidurale per ridurre il dolore.
La dilatazione della cervice si è fermata a 8 cm e il travaglio è stato aumentato con pitocin, tuttavia non c’è stato un progredire della dilatazione. La madre di M era esausta ed ha accettato un taglio cesareo. Durante la nascita si è verificato uno stress fetale e M ha aspirato liquidi. L’immediata aspirazione delle sue vie respiratorie ha conseguito un pianto attivo. M pesava 3,85 kg con un’età di gestazione stimata di 40-41 settimane.

Dopo la nascita, i genitori di M erano preoccupati da un certo numero di sintomi: la sua relativa mancanza di contatto con gli occhi; La sua difesa tattile (si ritraeva da certi tipi di tocco, anche se era un tocco gentile e amorevole); Il suo risveglio notturno (due o tre volte la notte); E le sue difficoltà di allattamento al seno (era difficile da allattare, a causa della costante agitazione). M è stata vista per la prima volta a tre settimane di età e ha ricevuto dieci sessioni settimanali.
Il modello di trattamento: condizioni essenziali 
Il modello di trattamento per il trauma da parto con cesareo è lo stesso utilizzato per tutti i traumi da parto, che comprendono alcune condizioni essenziali per un trattamento efficace:

•    Catarsi (neonati e bambini rilasciano i ricordi dolorosi attraverso il pianto o altri comportamenti non verbali)
•    Empatia (genitori e operatori forniscono risposte compassionevoli)
•    L’empowerment (i neonati e i bambini sono guidati e supportati nel trovare un successo coerente, impegnandosi in esercizi e giochi che gli restituiscono la potenza che gli è stata negata durante la loro nascita. Quando gli esercizi e i giochi sono troppo impegnativi, vengono modificati per garantire il loro successo.
•    Scelta (i neonati e i bambini vengono portati al limitare dei loro ricordi e hanno l’opzione di impegnarsi o rifiutare queste memorie, dire “no” ad alcune o tutte le procedure di trattamento e di interrompere o modificare il processo di trattamento in qualsiasi momento)
•    I confini (neonati e bambini sono accuratamente osservati per cogliere segnali di resistenza o di rifiuto e il trattamento viene modificato di conseguenza; i neonati e i bambini sono incoraggiati a fissare i confini adeguati all’età e l’empowerment del confine è considerato un aspetto essenziale della guarigione). Le condizioni precedenti si applicano ai neonati, ai bambini e agli adulti, anche se tecniche specifiche variano per varie fasce d’età e vari traumi.

Stabilire i confini richiede una cura particolare e le seguenti condizioni sono seguite regolarmente:
1) gli operatori chiariscono i modi verbali e non verbali con cui i clienti, in particolare i bambini, possono comunicare la resistenza o il rifiuto; 2) gli operatori sono tenuti a percepire con precisione segnali di resistenza o di rifiuto, con una formazione specifica per i segnali non verbali nei bambini; 3) ai clienti viene data una frase speciale che indica la loro volontà di fermarsi e si assicura loro che questa frase sarà onorata senza eccezione (per esempio, i bambini hanno di solito la frase “1, 2, 3, stop”); Gli operatori sono tenuti a interrompere il trattamento ogni volta che si verificano comunicazioni inerenti i confini e di modificare qualsiasi processo successivo in linea con i desideri del cliente (nel caso dei neonati, in linea con i desideri del genitore). L’obiettivo generale è quello di accedere ai ricordi dolorosi, rafforzando la capacità del cliente di mantenere i confini e di controllare il processo di trattamento. Ogni volta che M ha comunicato la resistenza a una particolare tecnica terapeutica, il suo trattamento è stato immediatamente fermato e modificato in qualche modo importante, di solito cambiando la tecnica o riducendo la sua intensità.

Quando si tratta di trattare i traumi, è importante che le tecniche siano gentili e rispettose, soprattutto con i neonati e i bambini che sono spesso vulnerabili, accondiscendenti e meno in grado di sostenere sé stessi rispetto agli adulti. Inoltre, i neonati e i bambini hanno difese psicologiche primitive e sono meno in grado di difendersi dal dolore psicologico rispetto agli adulti. Per queste ragioni, le procedure di trattamento per i neonati e i bambini sottolineano la scelta, l’autocontrollo e l’empowerment. Se il trattamento è condotto correttamente, con abbastanza sostegno per i sentimenti e le difese, i neonati e i bambini condurranno il processo di trattamento e inizieranno le procedure di trattamento che stimolano le memorie della nascita. Lo fanno indicando o strofinando le zone di trauma nei loro corpi, strofinano zone che sono state ferite o contuse durante la nascita, ri-facendo i movimenti e le posture della nascita e/o riprendendo tecniche utilizzate nelle sedute precedenti.

Sintomi di trauma da parto di M
Difesa tattile 
La difesa tattile è definita come una resistenza al tatto. La nascita è un’esperienza altamente tattile per tutti i neonati, e quando il tocco è associato al trauma, si ottiene un certo tipo di ambivalenza o di atteggiamento difensivo verso il contatto tattile. Ciò è particolarmente vero per i tagli cesarei non pianificati (chiamati d’urgenza) dove le complicanze sono tipiche, i fattori di rischio sono alti e gli interventi devono avvenire in un breve lasso di tempo per garantire la salute e la sicurezza del bambino. In tali situazioni, la manipolazione da parte del personale medico può essere il primo tipo di tocco che i neonati ricevono ed è probabile che la qualità del tocco non possa essere così dolce come richiedono i neonati. Ciò è corroborato dalle descrizioni degli adulti nati con cesareo, che riferiscono di aver sperimentato il loro primo tocco come improvviso, affrettato, ruvido o doloroso. Di conseguenza, ai neonati da cesareo potrebbe non piacere, o potrebbero ritirarsi, dall’essere toccati o coccolati, possono essere sensibili al tocco della testa, del tronco o dei piedi e possono essere ansiosi in un contatto fisico con i genitori.
M ha mostrato molti di questi sintomi. Era sensibile nell’essere sollevata e presa in braccio fermamente dai suoi genitori. Quando tentavano di prenderla in braccio, in genere si serrava, si divincolava, o piangeva. Si ritirava quando molte aree del suo corpo venivano toccate ed era particolarmente sensibile ad essere toccata in cima alla testa. Le teste dei bimbi nati da cesareo tendono ad essere più sensibili quando c’è stato il travaglio e le pelvi non erano cedevoli, come nella sproporzione cefalo-pelvica (la diagnosi nella nascita di M).
Un buon esempio di difesa tattile si è verificato durante la sesta sessione. E’ stato fatto un contatto gentile alla testa di M, usando la quantità di pressione che si userebbe per spingere un libro in brossura su un tavolo. L’intento era di confortarla e i bambini che non sono traumatizzati sperimentano un contatto cranico dolce come rilassante e piacevole. Ma questo non era il caso di M. Esibiva una grave agitazione e sputò, illustrando la gravità del suo trauma alla nascita.
Difficoltà nell’allattamento al seno 
Durante l’allattamento, M diventava agitata, scalciava, si allontanava e piangeva. Tali difficoltà sono comuni nei bambini che hanno avuto traumi col liquido amniotico. Traumi da liquidi si verificano quando i fluidi vengono ingeriti o aspirati (cioè, inalati attraverso riflessi respiratori primitivi) durante o dopo la nascita. L’ingestione e l’aspirazione possono essere terrificanti per molti neonati e, se succede, diventano ansiosi e distratti quando vengono sottoposti a fluidi durante l’infanzia. Questo perché i liquidi simboleggiano e innescano memorie traumatiche del trauma da fluido avvenuto durante la nascita. Altri sintomi includono la resistenza all’acqua sul viso o attorno al volto, il disdegnare il bagnetto e la difficoltà con l’allattamento o il biberon.
Questo è stato il caso di M. Quando ha inizialmente incontrato i capezzoli di sua madre, specialmente quando c’era un’ampia offerta di latte materno, ha ripreso i ricordi di ingestione e aspirazione dei fluidi. Le difficoltà di attaccarsi al seno sono state esacerbate anche dalla sua difesa tattile.

Tecniche di trattamento
Tecniche catartiche 
Nel caso di M, sono state utilizzate sei tecniche catartiche e tre di empowerment. Le sei tecniche catartiche erano la postura traumatica, il massaggio simulante la nascita, la discesa nelle pelvi, il disimpegno, la rotazione e il sollevamento (come da modalità del taglio cesareo). Tutte comportano simulazioni delicate del processo di nascita. Ad esempio, il “sollevamento” è stato effettuato mettendo M su un tappetino in posizione inclinata e progressivamente sollevandole la testa e il tronco dal pavimento fino ad una posizione di seduta, tenendo le sue natiche sul tappetino durante il sollevamento. Ogni volta che mostrava la minima agitazione, il sollevamento fu interrotto finché non era pronta a progredire. In diversi punti del sollevamento, si sentì molto agitata e pianse. Ha mostrato la catarsi più profonda (è stato il pianto più forte) durante la fase di sollevamento, più profonda che in qualsiasi altra tecnica, ed ha anche espulso liquidi e muco. Le espulsioni rappresentavano le memorie del corpo relative alla nascita, di quando aveva aspirato e ingerito liquido. Dopo che il “sollevamento” è stato completato, si sono verificati cambiamenti drastici nei sintomi presentanti. In particolare, la sua difficoltà al seno cessò del tutto, e la sua difesa tattile diminuì notevolmente.

Tecniche di empowerment 
Al fine di guarire i traumi della nascita, i bambini devono vivere esperienze correttive che gli consentano di utilizzare il corpo sentendosi sicuri. Questo processo si chiama empowerment. L’empowerment prevede innanzitutto l’individuazione di modelli specifici di movimento impotenti o inefficaci durante la nascita. I genitori e gli operator aiutano i neonati e i bambini a sviluppare modelli di movimento efficaci e li sostengono mentre si spingono attraverso i tunnel della nascita simulati. Nel caso di M, durante la nascita le sue gambe divennero inutili perché la sua spinta di gambe non poteva portare ad una significativa discesa. Inoltre, ha spinto tra le contrazioni piuttosto che durante le contrazioni, un processo relativamente inefficace. L’empowerment delle gambe di M coinvolge le seguenti tecniche. Le gambe sono state massaggiate in modo da poterle sentire chiaramente, e fu poi incoraggiata a spingere le gambe della madre, che erano leggermente piegate e coperte di olio da massaggio. Ogni spinta, non importa quanto piccola, è stata riconosciuta e acclamata. A poco a poco cominciò a spingere con le gambe. Quando la spinta di gambe divenne stabile, si applicavano delle leggere simulazioni di contrazioni al suo petto e le fu chiesto di spingere con le gambe durante le “contrazioni”. Gradualmente ha imparato a spingere quando erano applicate le “contrazioni”.

Furono usate anche altre tre tecniche di empowerment, concentrandosi su braccia e mani, sul tronco e sulle abilità motorie. Al momento della nascita, le mani e le braccia di M erano in basso e non potevano respingere l’azione di essere presa e sollevata che si è verificata durante l’uscita attraverso il taglio cesareo. Nella prima tecnica di empowering, M è stata messa nella sua posizione di nascita e incoraggiata a spingere via le mani di sua madre, resistendo fisicamente e simbolicamente all’essere presa e sollevata che era avvenuto durante la nascita. Nel secondo, M era leggermente sollevata dalle braccia, piuttosto che per il collo, come era stato durante la nascita, e fu incoraggiata a sollevarsi da sola. Questo ha fornito ai gruppi muscolari e ai tessuti che si erano sentiti impotenti, l’opportunità di mostrare la loro efficacia. Nella terza tecnica, le abilità motorie furono potenziate in due modi, prima mettendo M nella sua posizione di nascita e aiutandola a strisciare nelle braccia della madre, e in secondo luogo invitando M a spingersi attraverso un tunnel fatto dal corpo della madre (nella posizione descritta in precedenza). 
La madre di M ripetè e rafforzò le tecniche di empowerment a casa. Nel complesso, l’empowerment è stata un’esperienza coinvolgente ed emozionante per M, come avviene per la maggior parte dei bambini, ma ha anche rielaborato i ricordi traumatici. Quando si riattivano i ricordi, è importante onorare i sentimenti che emergono, per incoraggiare le catarsi che ne conseguono e per fornire supporto empatico ai sentimenti e ai comportamenti che vi si esprimono.

L’empowerment è importante per tutti i bambini nati con cesareo, ma è particolarmente importante per i cesarei d’urgenza. Quando i cesarei non sono pianificati, ciò significa che ci si aspettava che nascessero “naturalmente” (senza intervento chirurgico), ma le complicazioni che sono insorte hanno richiesto l’uso di interventi chirurgici. La ricerca indica che le madri e i bimbi possono sentirsi in qualche modo falliti in tali circostanze, soprattutto quando la nascita naturale era un obiettivo desiderato. Per le madri, il fallimento significa che non sono in grado di far nascere secondo i loro valori, e per i bambini, il fallimento significa che non sono stati in grado di spingere con successo attraverso il canale del parto e nascere. Per i neonati, il fallimento durante la nascita può ulteriormente tradursi in sensazioni di impotenza fisica e psicologica durante l’infanzia e l’età adulta, nonché in sentimenti di inadeguatezza personale e bassa autostima.

Valutazione

La madre di M è stata intervistata durante il processo di trattamento per accertare i cambiamenti sintomatici di sua figlia. Alcuni dei cambiamenti sintomatici erano immediati, altri erano graduali. La maggior parte dei cambiamenti sono stati chiaramente associati a rilasci catartici e a potenti sessioni di empowerment. Il risveglio notturno di M ne è un buon esempio. All’inizio del periodo di trattamento, M si svegliava spesso durante la notte, presumibilmente a causa della fame. Stavamo lavorando alla tecnica di “discesa nelle pelvi” al momento, dove sperimentava se stessa che scendeva nel bacino fino al punto in cui doveva essere operata. Più scendeva nel bacino, più era terrorizzata, e questo schema sembrava avvenire anche durante la notte: più lei cadeva nel sonno, più si spaventava e agitava. Alcuni bimbi associano l’approfondirsi della discesa con l’oscurità, e questo può essere stato il caso di M (quando la notte si avvicina, diventa più buio, e quando la discesa procede lei sente “emotivamente più buio”). Una volta che ha rilasciato attraverso la catarsi il suo trauma sulla discesa, i suoi modelli di sonno sono migliorati drasticamente. Anche il suo contatto oculare è migliorato.

M è stata seguita ad intervalli regolari per accertare lo stato dei suoi sintomi, presentanti e potenziali. Durante tutte le visite di follow-up, M è stata valutata confrontando un elenco di sintomi associati ai traumi da cesareo irrisolti. Il suo progresso sintomatico è stato anche confrontato con un gruppo di controllo di neonati nati con cesareo non trattati e neonati non traumatizzati. All’epoca in cui è venuta per il trattamento, M ha mostrato quattro sintomi principali: diminuzione del contatto visivo, sensibilità tattile, risveglio notturno e difficoltà di allattamento al seno. I problemi con il contatto con gli occhi e l’allattamento sono stati risolti quasi immediatamente e altri sintomi sono migliorati progressivamente durante il trattamento. Non ci sono stati sintomi recidivi durante i periodi di follow-up.

Durante una delle visite di follow-up, alla madre di M è stato chiesto cosa ritenesse più utile nel trattamento. Ha risposto che per M sono stati più utili il rilascio delle emozioni negative e il riacquisto del senso di potere.

Sintomi comuni dei bambini nati con cesareo

I seguenti sintomi sono comuni tra i bambini nati da taglio cesareo con traumi irrisolti. Spesso rispecchiano ciò che effettivamente si verifica durante le nascite cesaree.

Bloccato e incapace di muoversi. Molti tagli cesarei si verificano perché i bambini non riescono a progredire. Quando questi neonati crescono e gli si chiede della loro nascita, dicono invariabilmente che si sono sentiti “bloccati e incapaci di muoversi”. Quando si chiede della loro infanzia, dicono invariabilmente che si sono sentiti “bloccati e incapaci di andare avanti” durante periodi difficili dello sviluppo, transizioni importanti o compiti difficili.

Arrendersi. Molti adulti che hanno fatto tecniche di regressione riferiscono di aver lottato durante le loro nascite e, alla fine, si sono arresi. Hanno indicato che questo tipo di comportamento li ha afflitti nelle loro vite di adulti, che hanno lottato nella vita e tendevano a cedere, in modo importante, dopo un lungo periodo di sforzo.

Invaso e incompreso. Una percentuale moderata di adulti nelle regressioni riferisce che si sentivano invasi dalle loro nascite cesaree. Sentivano che stavano agendo bene e che la situazione del parto è stato gravemente ed erroneamente giudicato dai loro genitori e dal personale medico. Questi sentimenti persistevano nella loro vita adulta.

Fantasie di salvataggio. Una piccola percentuale di adulti nelle regressioni riferisce che erano in difficoltà durante le loro nascite e che il cesareo li ha soccorsi. Questi adulti hanno anche riferito che spesso avevano delle fantasie di salvataggio nelle loro giornate e nei sogni notturni, vale a dire idee e desideri che avevano a che fare con l’essere in grande difficoltà e qualcuno, soprattutto un caro amico o coniuge, sarebbe venuto a salvarli. Inoltre riferiscono che occasionalmente hanno agito queste fantasie inconsce mettendosi in situazioni di grave difficoltà ed aspettandosi o chiedendo ad altri di salvarli.

La valutazione sintomatica di M 

I sintomi potenziali di M sono stati valutati dalla madre, dall’insegnante di sostegno e dall’insegnante di classe quando M aveva tre e otto anni. I sintomi sono stati valutati secondo una scala di cinque punti che indicava con che frequenza i sintomi potenziali apparivano. Le valutazioni per ciascun sintomo sono state quindi calcolate in un punteggio.

Una valutazione media di 1 significa che il sintomo non si è mai o quasi mai verificato; 2 che raramente si è verificato; 3 che occasionalmente si è verificato; 4 che si è verificato più che occasionalmente; e 5 che si è verificato spesso. Le valutazioni sono state eseguite all’età di tre e otto anni, e una valutazione bassa è la cosa migliore perché significa che il trauma è stato risolto e un sintomo potenziale è stato evitato. La valutazione media della madre per tutti i sintomi è stata di 2,14, la valutazione media della prima insegnante è stata di 2,19 e la valutazione media della seconda insegnante è stata di 1,72. La media di questi tre punteggi è di 2,07, il che significa che raramente ha manifestato sintomi potenziali. Questo è stato confrontato con una valutazione media di 4,13 per i neonati non trattati, il che significa che manifestano sintomi potenziali più che occasionalmente.

La psicologia positiva di M

Le valutazioni di follow-up a lungo termine dei bambini trattati indicano che presentano comunemente delle qualità positive durante l’infanzia e queste qualità sembrano rappresentative delle qualità insite nella situazione del trattamento. I neonati trattati, quando sono bambini, sono spesso descritti con le seguenti dieci qualità: emotivamente consapevoli ed espressivi, mutualmente comunicativi, empatici, con un buon legame, non aggressivi, sensibili, amabili, abili (soprattutto in termini di potenziale umano, talenti e abilità), fiduciosi e spirituali. M è stata valutata su queste qualità dai suoi genitori, dal suo insegnante di età prescolare, dall’insegnante di sostegno e dal suo insegnante di classe, utilizzando la stessa scala di valutazione di cinque punti descritta in precedenza. Tutte le valutazioni sono state calcolate in un solo punteggio. A tre anni di età, otto delle qualità positive sono state classificate con un 6 o più (che significa che sono state costantemente manifestate) e due delle qualità sono state classificate con 5 (spesso ma non costantemente manifestate). A otto anni di età, sei delle qualità sono state classificate con 6 o più e quattro delle qualità sono state classificate con 5. Le valutazioni per i bambini non trattati erano significativamente più basse in tutti i casi e per tutte le qualità. Di seguito c’è una discussione di alcune di queste qualità. 



Bonding e Attachment (legame e attaccamento)

Quando i traumi sono irrisolti, il legame e l’attaccamento ne soffrono perché l’integrità e la profondità del processo di legame sono compromesse dai traumi. I neonati i cui dolori e le sofferenze non vengono percepiti e riconosciuti si sentono meno legati, allo stesso modo in cui gli adulti si sentono meno legati quando vengono percepiti poco accuratamente o non vengono riconosciuti in modo sufficiente. Il legame e l’attaccamento erano le competenze più apprezzate di M, e questo è un attestato al successo del trattamento. Si sentiva legata e si legava ad altri. Ha ricevuto voti medi di 6.2 e 6.7 sul legame e attaccamento, indicando che costantemente ha sentito e manifestato queste qualità in situazioni appropriate. Le sue elevate valutazioni non sono sorprendenti perché legame e attaccamento sono tipicamente velocizzati nei neonati trattati. Ci sono due ragioni. In primo luogo, i neonati trattati risolvono i loro traumi e non hanno resistenze al processo di legame. In secondo luogo, il processo di trattamento è un campo di formazione virtuale in legame e attaccamento. I legami permanenti si verificano quando i bambini affrontano i loro traumi e genitori e terapeuti rispondono con empatia, compassione e comprensione. I neonati interiorizzano il processo di legame e attaccamento e lo mostrano per tutta la vita. Il risultato del trattamento sono bambini affidabili e fiduciosi, che sono capaci di legame e attaccamento con gli altri, e sono in grado di distinguere l’affidabilità negli altri.

Mutualità/reciprocità 


La mutualità è il termine dato alla risposta simultanea e simile di due persone ad un evento o esperienza. Per esempio, la reciprocità avviene quando una madre e un bambino ridono insieme per un solletico o sono felici quando la nonna entra dalla porta. Nelle prime fasi del trattamento, i casi di reciprocità tra M e sua madre erano sporadici, incoerenti e infrequenti. Questo non ci ha sorpreso perché i traumi non risolti impediscono e ostacolano il processo di reciprocità. E come ci si poteva aspettare, esistevano notevoli e drastici aumenti della reciprocità tra M e sua madre, con l’avanzare delle sessioni e con la risoluzione dei traumi, e questi casi di mutualità sono continuati nell’infanzia. Ad esempio, M ha indicato un uccello e ha cercato di dire la parola “uccello”. Lei e sua madre sperimentarono reciprocamente gioia quando M ha indicato e tentato di parlare.

Quando M aveva otto anni, il modo più comune con cui sperimentava la mutualità era attraverso l’umorismo e attraverso la vocalizzazione e il canto. Le piaceva ridere con altre persone e farle ridere. Inoltre le piaceva essere sulla stessa lunghezza d’onda degli altri vocalizzando e cantando. Spesso cantò con sua madre, soprattutto per dormire. Hanno accordato le loro voci a vicenda, sono state sulla stessa lunghezza d’onda e hanno cantato. Questo era gioioso e affettuoso per entrambe. 
Le valutazioni d’infanzia di M sulla reciprocità hanno raggiunto punteggi oltre il 6, indicando che ha mostrato costantemente la reciprocità in situazioni appropriate. La mutualità è un importante processo di sviluppo perché prepara i bambini per l’esperienza dell’empatia, nell’infanzia e nell’età adulta.

Empatia

La mutualità e l’empatia sono strettamente connesse. La reciprocità è la capacità di sperimentare eventi con un’altra persona e l’empatia è la capacità di sperimentare compassione per la persona che vive un evento. Gli stili di relazione empatica sono quasi universali nei bambini trattati da neonati, si verificano in oltre il 90% dei casi, mentre gli stili di relazione empatica sono insoliti nei bambini non trattati, si verificano in meno del 20% dei casi. La capacità di empatia può essere dovuta al fatto che la risoluzione del trauma apre il cuore e sviluppa sentimenti interiori di amore e compassione verso se stessi e verso gli altri. È anche probabile che l’abilità derivasse dalla natura empatica del processo di trattamento stesso. Durante il trattamento, i genitori rispondono costantemente ai loro bebè con empatia e i bebè introducono l’empatia come un aspetto normale e di routine delle relazioni. I genitori rispondono anche con empatia durante l’educazione del bambino, rafforzando ciò che è accaduto durante il trattamento. Il vecchio detto “i bambini imparano da quello che vivono” è appropriato.

M è stata valutata per l’empatia a tre anni, è stato chiesto alla madre di indicare la qualità che ha più apprezzato in M. La madre ha risposto con la seguente storia:

Mi piace la sua empatia. È sempre empatica. Ti dirò una storia. Un bambino nella scuola materna di M era seduto tutto solo, piangendo sommessamente per conto suo. Nessuno sembrava notarlo, ma M lo fece. Ha sempre notato questo tipo di cose. M andò da lui, gli si sedette accanto, e stette lì con lui. Occasionalmente ha detto cose come: “Sei davvero triste, i tuoi sentimenti sono feriti, so che ti senti solo, ma sono qui”. M di solito si sedeva con i bambini quando si sentivano sconvolti, e di solito gli diceva che era lì e che potevano parlare con lei se volevano. Spesso si sedeva con loro fino a quando non si sentivano meglio. La sua empatia è andata anche agli adulti e alle questioni sociali. Ad esempio, M era molto consapevole dei senzatetto nella nostra società e volle imparare molto sulle persone senza fissa dimora. M ha espresso compassione verso di loro e ha insistito che li aiutassimo. Ha donato un po’ dei suoi soldi, duramente guadagnati.

Durante una valutazione di follow-up, all’insegnante di sostegno di M era stato chiesto di elencare le caratteristiche eccezionali che M possedeva. L’insegnante ha risposto che M era molto pensierosa, introspettiva e in grado di sintonizzarsi con le percezioni e le sensazioni degli altri. Questa è una definizione classica di empatia. L’insegnante di terza di M ha anche avuto un’alta valutazione per le competenze empatiche di M e ha detto: “La consapevolezza di M si estende alla consapevolezza degli altri, ha un alto grado di empatia”.

Potenziale umano

I neonati trattati manifestavano preferenze attentive spontanee durante o subito dopo la fase di risoluzione del trattamento. Ciò significa che l’attenzione dei neonati si è spostata dal generale al particolare, e si sono focalizzati su determinati oggetti o tipi di oggetti o su determinate attività o classi di attività. Ad esempio, durante il periodo in cui M risolveva il suo trauma da fluidi (probabilmente il più grave trauma che ha affrontato), ha cominciato a fare dei suoni, si è impegnata in ampi e lunghi periodi di vocalizzazione. Il cambiamento è stato improvviso ed era evidente a tutti coloro che la conoscevano. La ricerca con i neonati rivela che queste preferenze attentive emergono quando vengono risolti traumi significativi e che sono spesso associate a periodi di risoluzione del trauma. Questi modelli diventano aspetti relativamente permanenti della personalità del neonato, continuano nell’infanzia, e spesso si sviluppano in eccezionalità. 
Il quadro teorico per la comprensione di questo processo risiede nel postulare che gli istinti di base per il potenziale umano sono conservati relativamente alle stesse profondità nell’inconscio e nelle stesse posizioni nel sistema nervoso centrale dei traumi irrisolti, e vengono oscurati dai traumi. In questo contesto, la risoluzione dei traumi apre i neonati alle profondità del loro essere, accedendo in tal modo agli impulsi di base e agli istinti che guidano e governano il potenziale umano.

Durante il periodo di risoluzione del trauma di M, c’è stato un aumento spontaneo e profondo nella frequenza e lunghezza dei suoi vocalizzi. Con vocalizzi ci si riferisce alla capacità dei neonati di comunicare i propri sentimenti e percezioni attraverso i toni della voce, piuttosto che col pianto. Inizialmente, vocalizzazioni insolite e prolungate di M sembravano raccontare quello che è successo durante la sua nascita e come si sentiva al riguardo. Una volta che questi sono stati capiti ed empatizzati, ha continuato con vocalizzi creativi ed espressivi su una base quotidiana e sia che ci fosse qualcuno o meno ad ascoltare. Era ovvio che le piacessero i vocalizzi. La resilienza e la gioia che sono stati osservati in M sembrano essere una caratteristica del processo di individuazione dei neonati (quello di trovare ed esprimere i loro talenti e le capacità interne), e si estende di solito nell’infanzia e nell’età adulta. Abbiamo previsto che M sarebbe stata una persona prolissa e articolata, e che avrebbe potuto eccellere in attività verbali come parlare, vocabolario, e lettura. Così come in tutti i casi trattati, queste possibilità non sono state menzionate ai genitori, al fine di evitare distorsioni nei risultati della ricerca.

Osservazioni di follow-up hanno indicato che M era verbalmente attiva e di talento. L’insegnante di scuola materna ha detto che M era molto verbale nelle esercitazioni e ha usato molto bene le parole, con un vocabolario eccellente. Ogni intervistato, senza eccezione, ha descritto M come una persona fluente e verbale, o analoghe espressioni. La madre ha detto, “M non smette di parlare. Lei può veramente esprimere ciò che vuole dire e va oltre la sua età per il modo in cui usa e capisce le parole.” 
Da bambina, una delle attività preferite di M è stata di trovare il significato di concetti e parole, e fare giochi di parole. Il suo gioco preferito era Junior Pictionary, che sottolinea le abilità di vocabolario. Ha fatto un test di vocabolario a scuola e ha ricevuto un punteggio migliore del 94% dei suoi coetanei su scala nazionale. Oltre a cruciverba e giochi di parole, la lettura è stata un altro dei passatempi preferiti di M.

M aveva un altro tratto che è emerso poco dopo un secondo grande periodo di risoluzione del trauma. Mentre era stata in precedenza “femminuccia” e morbida, è diventata improvvisamente un “maschiaccio”. Era schizzinosa verso i vestitini, dava poca o nessuna attenzione alle bambole, odiava indossare abiti o cose di pizzo, non amava pettinare e agghindare, amava fare sport, e amava indossare jeans e tute. Come per tutte le altre caratteristiche che emergono durante il trattamento, il suo essere “maschiaccio” sarà seguito per vedere se si traduce in un potenziale umano adulto.

Spiritualità

I neonati trattati sono più inclini alla spiritualità dei neonati non trattati, e questa è stata una scoperta sorprendente. Segni sottili di spiritualità in primo luogo sono notati durante i primi anni e diventano evidenti durante l’infanzia. La spiritualità è definita in termini di caratteristiche interne piuttosto che un coinvolgimento religioso. Alcune delle molte qualità usate per definire la spiritualità sono: la presenza di luce negli occhi, il verificarsi di meditazione spontanea (vuoto, ad occhi aperti e fissi), la presenza quotidiana di sentimenti pacifici, la manifestazione della presenza (come definito nella letteratura psicologica), una comprensione della sincronicità adeguata all’età, e un credo o l’esperienza di un potere superiore. Ci sono molte qualità che riflettono la spiritualità, ed è raro per i bambini manifestarli tutti.

La spiritualità di M è diventata evidente durante il trattamento, quando i suoi traumi sono stati rilasciati e rielaborati, e si è manifestata come una luce interiore, una presenza profonda, un atteggiamento contemplativo, e una conoscenza interiore (questi erano i modi in cui è stata costantemente descritta dagli altri). M ha ricevuto un punteggio alto sulla spiritualità in tutte le valutazioni di follow-up e da tutti i valutatori. La sua valutazione media sulla spiritualità a tre anni di età è stata del 6,5 su un massimo di 7, e la sua valutazione media a otto anni è stata del 6,3, il che significa che ha sempre manifestato la spiritualità nella sua vita quotidiana.
La madre ha rilevato i primi segni di spiritualità di M durante la fase di risoluzione del trattamento e ha rilevato che queste sue qualità spirituali e interessi spirituali sono continuati nell’infanzia. In parte si è evidenziato nella sua attitudine di andare in chiesa. I genitori di M non frequentano la chiesa, ma M ha costantemente chiesto di andarci. Quando i suoi genitori hanno intrapreso la meditazione non religiosa, M ha spesso chiesto informazioni, e alla fine ha fatto da sola. Durante le successive valutazioni di follow-up, si è scoperto che M ha avuto un costante interesse per la religione. Questo è interessante perché né i suoi genitori, né i nonni avevano inclinazioni religiose. In un’ulteriore valutazione, si è constatato che i bambini trattati hanno più predisposizione nei confronti della religione dei loro genitori, e più predisposizione nei confronti della religione rispetto ai bambini non trattati, nonostante i valori religiosi dei loro genitori.

Altre qualità spirituali sono state notate, anche in M, la profondità contemplativa era la più costante. Usando questo come un criterio della spiritualità, tutte le sue valutazioni sono state di 6 ad eccezione dell’insegnante di sostegno, che ha assegnato un 7 (il punteggio più alto possibile sulla spiritualità). L’insegnante disse che M era la persona più spirituale che lei avesse mai incontrato. E’ stato un bel complimento perché l’insegnante ha una lunga storia di coinvolgimento nelle comunità spirituali.

Conclusione 

Il Dr. Stanislov Grof, che ha trascorso una parte importante della sua vita professionale a studiare la nascita e la morte, ha concluso che la nascita ha un profondo impatto sulla vita. Ha scoperto che il modo in cui una persona nasce è strettamente legato al suo atteggiamento verso la vita, al rapporto di ottimismo-pessimismo, al modo in cui le persone si relazionano, e alla capacità di affrontare le sfide e di gestire i progetti. Come indicato in questo articolo, i bambini nati con cesareo esprimono determinati atteggiamenti e tratti di personalità che i bambini nati per via vaginale hanno meno probabilità di mostrare. Hanno più probabilità di soffrire di bassa autostima, di avere difficoltà con il completamento dei compiti, a “rimanere bloccati”, di avere difesa tattile, e di manifestare complessi di soccorso. Il lavoro terapeutico con M e altri bimbi indica che queste possibilità negative possono essere migliorate e risolte per mezzo di trattamenti specifici durante la primissima età e l’infanzia.

E’ comune in questa cultura credere che i bambini siano inconsapevoli, e che non siano influenzati dalla loro nascita. L’effetto dei parti cesarei è esemplificato nella seguente descrizione, data da una donna 85enne che ha ricordato il suo parto cesareo nel corso di un seminario di Emerson.

Bene, mi è arrivato molto chiaramente. Mia madre benedetta, benedetto il suo cuore, è stata tagliata e aperta e mi hanno tirata fuori, e con forza. Non sapevo di essere nata in questo modo. Ma ho controllato il diario di mia madre, e ora ne sono abbastanza sicura. Ora so perché ho sempre avuto così paura della gente, in tutta la mia vita, e perché non sono mai stata una persona “toccabile”. Non mi piace per nulla essere toccata. Il mio primo contatto con gli esseri umani era stato assolutamente shockante, semplicemente disgustoso. Non era giusto. E da allora ho avuto una grande paura delle persone e soprattutto del toccare. Non ho mai capito che avrei potuto imparare queste cose sulla mia nascita. Mi sento molto meglio ora, però, grazie a te. Ho anche avuto un abbraccio dal Rev. Parsons, l’altro giorno. Immaginalo. Era impressionato quanto me.

M mostrava una difesa tattile simile. Prima del suo trattamento, M aveva un atteggiamento non verbale ma simile verso le persone, e un atteggiamento non verbale ma simile verso l’essere toccata e tenuta. Lei si allontanava dalla madre attraverso la difesa tattile e attraverso un basso livello di contatto oculare. Non appena i suoi traumi della nascita sono stati risolti, la difesa tattile e la presa di distanze si sono dissipate. M è diventata una bambina espressiva e affettuosa, ed è rimasta così fino ad oggi, e qui sta la speranza e lo scopo del trattamento: liberare i neonati ed i bambini in modo che siano in grado di provare ed esprimere l’amore, la gioia, la compassione, e l’unicità che sono in loro diritto.

Riferimenti
Emerson, W. (1993). Treating birth trauma during infancy: Dynamic outcomes. CA: Emerson Training Seminars.
Emerson, W. (1996). Treating birth trauma during infancy: Cord trauma. [Video-tape]. CA: Emerson Training Seminars
English, J. (1985). Different doorway. Adventures of a cesarean born. CA: Earth Heart Press.
Grof, S. (1998). Realms of the human unconscious. New York: Viking Press.


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