Togliere stress

Torre pietre

Il sistema limbico, chiamato anche cervello emozionale per la sua funzione specifica di supporto alle emozioni (emozioni, comportamento, memoria e olfatto), opera influenzando il sistema endocrino e il sistema nervoso autonomo. In alcuni casi, attraverso le informazioni dell’amigdala, ha la precedenza sulle funzioni della neocorteccia.

La Psiconeuroendocrinoimmunologia (PNEI) ha dimostrato che la psiche, il sistema nervoso centrale, il sistema endocrino e il sistema immunitario si influenzano vicendevolmente. Emozioni positive sono in grado di attivare il sistema immunitario e di rinforzare la salute di un individuo, mentre emozioni negative protratte oltre la loro funzione fisiologica (come negli stress prolungati) portano ad un indebolimento del sistema immunitario.

Come esseri umani abbiamo sviluppato determinati codici di comportamento sociali, in alcuni casi questi codici non ci permettono di esprimere le nostre emozioni. Fin da bambini si impara ad inghiottire le proprie emozioni, a sopprimerle per poter agire in quello che si ritiene un modo ragionevole secondo l’immagine di sé stessi che ci si è creati nel tempo. A lungo andare, se la situazione frustrante rimane invariata, releghiamo l’emozione nello scantinato del subconscio (è ancora accessibile, ma con un’intenzione volontaria) oppure nell’inconscio (non è più accessibile con un’intenzione volontaria, ma servono dei lavori specifici).

Quando lo stress arriva a limiti non sopportabili e non abbiamo la possibilità di uscirne o di scaricare, ci dissociamo dall’emozione. Il nostro Sé non può più sopportare il dolore della frustrazione e ci protegge in questo modo… ma il corpo accusa il colpo comunque. Per esempio: se abbiamo un carico di responsabilità eccessivo, le nostre spalle si contraggono per portarne il peso, ma noi non ci accorgiamo nemmeno di averle tese.  Anzi, spesso attiviamo inconsciamente delle contratture muscolari che fungano da barriera e isolino la nostra consapevolezza dalla zona che sta mandando un segnale, come un collo rigido che contiene il pianto, o le mandibole serrate che contengono la rabbia.
Può accadere in modo più profondo quando non abbiamo la possibilità di completare tutte le fasi dell’onda della risposta di lotta/fuga/congelamento con un evento traumatico (o una serie di eventi traumatici) con il successivo tremore neurogeno che ci riporta alla normalità e per proteggerci il nostro sistema usa la risposta della dissociazione.

Queste sono situazioni in cui l’individuo perde coerenza.
Il corpo avverte la mancanza di coerenza perdendo forza, buona parte della sua energia è costantemente impegnata a mantenere le contratture e a lungo andare questa situazione genera stati di malattia e dolore.

Il sistema nervoso autonomo è suddiviso in simpatico e parasimpatico. Il simpatico è ciò che attiva, il parasimpatico ciò che rilassa. Il simpatico collega direttamente le surrenali al talamo, perciò quando il sistema simpatico è ipereccitato crea la situazione fisica dello stress con tendenza al controllo mentale, eccesso di attenzione, ansia, insonnia ecc. La respirazione resta costantemente rapida e superficiale, principalmente nella parte alta del torace.
Questo tipo di respirazione introduce livelli di ossigeno troppo elevati nel sangue e i tessuti non riescono ad assorbire l’ossigeno di cui hanno bisogno (mentre al contrario, un livello maggiore di anidride carbonica permette all’ossigeno di passare nei tessuti). In queste condizioni, indipendentemente dalla quantità di ossigeno che inspiriamo, il corpo intero manifesta una carenza di ossigeno. La scarsità di ossigeno attiva il sistema simpatico introducendo un circolo vizioso.

L’accumulo di situazioni traumatiche ha l’effetto di portare il sistema simpatico in una situazione di costante eccitazione. L’eccesso dell’attività del simpatico blocca i processi di rilassamento e stimola un’iperattività del parasimpatico. Di conseguenza i due sistemi, simpatico e parasimpatico, non collaborano più assieme, ma si trovano entrambi in uno stato di eccesso.

Questo comporta che, purtroppo, una persona già traumatizzata sia man mano sempre più facilmente ri-traumatizzabile, perché il suo sistema nervoso è costantemente attivo e non ha la possibilità di riprendere le forze, di elaborare i traumi e di passare alla fase di scarico e rilassamento.

Secondo Wilhelm Reich le emozioni represse restano bloccate nella muscolatura rendendola contratta.
Lo scioglimento è ambivalente: se sciogli le emozioni sciogli il corpo, se sciogli il corpo sciogli le emozioni.

Le emozioni forti possono fungere da fulcri importanti intorno ai quali si svolgono le nostre funzioni.
Anche se gli schemi d’inerzia che hanno un’origine psicologica possono manifestarsi in qualunque parte del corpo, sembra che i tessuti connettivi abbiano un ruolo particolarmente importante nel conservare queste esperienze come memoria dei tessuti.  All’ascolto vi si trova proprio una densità diversa e il tessuto non scorre liberamente.

I centri di controllo della respirazione cellulare sono localizzati nella zona del terzo ventricolo (ipotalamo) e quelli della respirazione polmonare nella zona del quarto ventricolo (ponte e midollo allungato). Entrambi i centri sono quindi situati nelle pareti del sistema ventricolare e per questo sono sensibili alla fluttuazione del liquido cerebro spinale.
Abbiamo anche visto che neurologicamente il sistema limbico è il centro che gestisce le emozioni. Dal punto di vista del sistema craniosacrale esso ha un collegamento con la zona del terzo e del quarto ventricolo.
Anatomicamente queste aree sono, quindi, direttamente modulate dalla Respirazione Primaria.

Vista la connessione con il sistema limbico e i ventricoli, un movimento non libero del liquido cerebrospinale comporta anche una cattiva gestione delle emozioni con vari gradi di gravità proporzionali all’entità delle tensioni.

Come dice Michael Kern “nella Craniosacrale si cercano di sviluppare capacità di trattamento tali da riuscire a facilitare le condizioni più favorevoli per le nostre forze naturali di ordinamento”.

Lo stato di rilassamento che induce il contatto craniosacrale stimola il sistema nervoso autonomo a bilanciarsi, a rallentare, la respirazione diventa più rilassata e lenta, la sua azione di rilassamento permette al corpo di uscire dallo stato di costante attivazione causata dallo stress. Questo di per sé è una tregua fondamentale per iniziare il recupero. Inoltre lo stato di rilassamento e la respirazione naturale sono la premessa necessaria per una maggiore consapevolezza del corpo e delle emozioni.

L’operatore Craniosacrale è in grado di supportare il sistema nella sua ricerca costante di equilibrio. Con il semplice ascolto e la qualità della presenza il sistema del ricevente trova le condizioni esterne ideali che gli permettono di accedere alle sue risorse. In alcuni casi questo non basta e il sistema fa fatica a raggiungere il momento di quiete, quindi l’operatore usa un lieve invito delle sue mani per aiutare a raggiungere il punto d’equilibrio delle tensioni.
Quando i tessuti si muovono verso il punto d’equilibrio possono sentirsi delle pulsazioni, delle vibrazioni, dei movimenti veloci ed è segno che sta cominciando una riorganizzazione. Successivamente c’è un momento di quiete (spontaneo o invitato dall’operatore).
Quando la potenza imprigionata nel fulcro viene liberata si ha un “fenomeno di amplificazione”: può esserci calore, un tremito, un senso di ammorbidimento, un senso di spazio interno maggiore, un senso di fluidità maggiore ecc. E’ qui che i ricordi trattenuti nei tessuti vengono liberati, affiorano alla coscienza e possono cominciare il loro processo di risoluzione.
Torniamo in contatto, torniamo coerenti.

Con la Biodinamica Craniosacrale le persone diventano più sensibili a ciò che sentono nel corpo e più consapevoli delle emozioni che provano.  Aumentano la loro capacità di resilienza. Man mano che le tensioni si sciolgono ed emergono le emozioni trattenute, e riescono ad integrarle, le persone diventano più consapevoli delle vere cause dei loro disturbi. In questo modo hanno anche la possibilità di decidere come intervenire.