1. Appunti di ascolto
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A volte arriviamo con un sintomo.
Altre volte con una stanchezza che non sappiamo spiegare.
Eppure il corpo, spesso, racconta molto più di quello che riusciamo a dire con le parole.
Cosa succede davvero durante una sessione?
È una domanda che mi viene posta spesso.
Chi arriva per la prima volta nel mio studio sa, a grandi linee, che cosa sia un trattamento Craniosacrale. Magari ne ha sentito parlare da un’amica, ha letto qualcosa su Internet oppure è stato indirizzato da una persona di fiducia.
Quello che quasi nessuno sa, però, è cosa accade realmente durante una sessione.
🌿 La risposta più sincera che posso dare è questa: prima che inizi, non lo so nemmeno io. O almeno non fino in fondo.
Ogni persona porta con sé una storia unica.
Non solo quella che racconta con parole e gesti durante il colloquio, ma anche quella custodita dal corpo.
Una storia che si manifesta nel modo in cui respira.
Nello spazio di cui ha bisogno.
In ciò che è pronto a emergere.
E in ciò che, invece, ha ancora bisogno di tempo.
Il corpo è il testimone e allo stesso tempo è il custode della nostra storia.
E per raccontarla, ha bisogno di presenza, rispetto e accoglienza.
Per questo motivo non entro in una sessione con l’idea di “aggiustare” qualcosa.
Entro in ascolto.
Un ascolto che coinvolge il corpo della persona, il mio corpo e la collaborazione con le Guide spirituali con cui lavoro da molti anni.
Questo aspetto del mio lavoro suscita spesso curiosità… la collaborazione con le Guide spirituali.
Quando parlo delle Guide, non mi riferisco a una presenza che prende il controllo della seduta o che mi comunica verità da trasmettere. Non vivo il nostro lavoro in questo modo.
La mia esperienza è quella di una collaborazione.
Durante la sessione lavoriamo insieme, in un modo così naturale e spontaneo che mi viene da pensare a un’équipe al servizio della persona.
Mentre le mie mani ascoltano i tessuti e ciò che comunica il sistema nervoso, percepisco immagini, movimenti interiori, a volte simboli. Altre volte riconosco qualità molto precise che si manifestano nel campo della seduta. È così che, nella mia esperienza, riconosco ciascuna delle Guide con cui collaboro.
Il lavoro avviene in modo così fluido, tra corpo e coscienza, che non c’è una vera distinzione tra ciò che accade nei diversi livelli dell’esperienza. A volte queste percezioni prendono la forma di un’immagine o dello svolgersi di una scena, e contemporaneamente sento sotto le mani che il corpo risponde a ciò che loro mi stanno mostrando. Altre volte la fusione è tale che siamo oltre le immagini: il dialogo diventa una sensazione corporea, un’emozione che attraversa il mio corpo, un’intuizione silenziosa, la percezione di un processo che sta avvenendo e che ha semplicemente bisogno di essere visto da un testimone, oppure di essere verbalizzato, nominato.
Non considero queste percezioni come certezze.
Per me sono punti di partenza.
Per questo, quando qualcosa emerge, preferisco fare una domanda alla persona piuttosto che formulare un’affermazione.
Può capitare che io chieda:
“Cosa stai vivendo in questo periodo?” o “Cosa senti in questo momento?”
oppure:
“Ti risuona questa immagine?”
Molto spesso la persona conferma ciò che sto percependo.
Altre volte no e può darsi che serva ancora tempo perché emerga, oppure può essere qualcosa che appartiene soltanto a me.
In entrambi i casi, va bene così.
Una parte importante del mio lavoro è proprio questa: distinguere ciò che appartiene alla persona da ciò che appartiene a me.
Quando riconosco che qualcosa è mio, lo accolgo e torno semplicemente ad ascoltare.
L’obiettivo è rimanere fedeli al processo che si sta svolgendo, senza interferire.
L’intelligenza del corpo
Negli anni ho imparato che il corpo possiede una straordinaria intelligenza. Non ha bisogno di essere convinto, guidato e tantomeno forzato. Quando si sente ascoltato e sostenuto, inizia semplicemente a mostrare ciò che è pronto a trasformare.
A volte questo avviene attraverso un rilascio fisico.
Altre volte attraverso un ricordo.
Altre ancora attraverso un’immagine condivisa o un cambiamento che la persona comprende solo nei giorni successivi.
Ci sono anche momenti in cui sembra non accadere nulla di particolare. Eppure, spesso, è proprio in quel silenzio interiore che il sistema nervoso sta compiendo il lavoro più profondo.
Per questo non cerco mai di accelerare una sessione. Anche quando è la persona stessa ad avere fretta di risolvere un sintomo che la accompagna da tempo.
Ma è il corpo che dirige, che detta il ritmo.
Ci sono processi che richiedono pochi minuti e altri che hanno bisogno di più incontri. Non perché siano più difficili, ma perché ogni persona ha un proprio ritmo. Imparare a rispettarlo è una parte fondamentale di questo lavoro.
Negli anni ho incontrato molte persone che arrivavano con un sintomo preciso. A volte quel sintomo cambia. A volte cambia il modo di viverlo, e anche questo è guarigione. Altre volte il cambiamento sembra iniziare da tutt’altra parte: dal respiro, dalla qualità del sonno, dalla capacità di mettere un confine, dal sentirsi finalmente autorizzati a occupare il proprio spazio nella vita.
È anche per questo che preferisco non pensare alle sessioni come a un intervento su un problema.
Le vivo come un incontro.
Tra una persona.
Il suo corpo.
La sua storia.
Le Guide con cui collaboro.
E tutto ciò che, in quel momento, è pronto a manifestarsi.
🌿 Non so mai in anticipo dove ci porterà quell’incontro.
Ed è proprio questo che, ancora oggi, continua ad affascinarmi del mio lavoro.
Il secondo articolo verrà pubblicato prossimamente…
Tags:craniosacrale, guide, intelligenza corporea, memoria del corpo, storia
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